Ciclo dei rifiuti, il Piano metropolitano prova a recuperare il ritardo di Genova (video di Tabloid)

Varato dalla Città metropolitana il documento che si prefigge, riorganizzando profondamente il ciclo dei rifiuti, di raggiungere ambiziosi obiettivi di raccolta differenziata e riuso di materiali recuperati.

Raccolta_differenziataRivoluzionare a Genova e nel suo territorio metropolitano il ciclo dei rifiuti, oggi organizzato in modo obsoleto, deficitario e disallineato rispetto alle direttive europee e nazionali: è questo l’obiettivo del Piano metropolitano dei rifiuti che la Città metropolitana di Genova, adempiendo alla nuova legge regionale in materia, ha redatto (con la consulenza della Scuola Agraria del Parco di Monza), e approvato, e che organizzerà il ciclo dei rifiuti fino al 2020, quando nascerà il cosiddetto bacino regionale unico.

Il Piano, come spiega Enrico Pignone, consigliere delegato all’ambiente della Città metropolitana, si prefigge dichiaratamente di recuperare il forte ritardo di Genova sia rispetto agli obiettivi fissati dall’Europa, sia rispetto alle best practice organizzative della raccolta dei rifiuti: per quanto riguarda gli obiettivi, punta a far crescere rapidamente la quota di raccolta differenziata portandola a raggiungere e anzi superare il target del 65% fissato dalla Ue, sia per recuperare la frazione organica da trasformare in biogas e in compost (fertilizzante agricolo di alta qualità), sia per re-immettere in cicli di produzione industriale materiali riciclabili come carta, cartone, ferro, alluminio, plastica e vetro, riducendo così al minimo il residuo indifferenziato da portare in discarica; per quanto riguarda invece l’organizzazione di questa raccolta differenziata, vera spina dorsale del Piano, privilegia ovunque possibile il ‘porta a porta’, e inoltre disegna bacini di raccolta dei rifiuti più grandi di quelli attuali, che sono piccoli, frammentati e affidati a diversi gestori con diverse scadenze delle concessioni. Infine, il piano prevede che grazie al forte aumento della raccolta differenziata, in particolare quella dell’organico, la parte indifferenziata residua oltre a diminuire in quantità diventi sempre più secca, per poter ulteriormente recuperare al suo interno materiali come ferro, vetro e plastica.

Il trattamento sopra descritto del rifiuto indifferenziato, ovvero la separazione secco-umido e la successiva cernita di materiali di recupero, verrebbe fatto in tre nuovi impianti da costruire ex novo, i cosiddetti separatori secco-umido: il Piano ne prevede uno sul sito della vecchia discarica genovese di Scarpino ormai chiusa (è quello definito Scarpino 3), uno sul sito dell’attuale discarica di Rio Marsiglia, in Val Fontanabuona, e il terzo, vera novità, in comune di Orero, sempre in Val Fontanabuona. In questi stessi tre siti verrebbero costruiti anche i biodigestori, impianti che velocizzano la decomposizione della frazione organica e producono fertilizzanti e biogas.

Approvato il Piano, parte ora la fase di confronto con i comuni, i territori e i portatori di interesse, che potranno proporre modifiche. Entro la fine dell’anno il processo di adozione del Piano sarà chiuso.

La situazione attuale del ciclo dei rifiuti sul territorio della Città metropolitana di Genova è però ancora molto lontana dagli obiettivi del Piano, e questo servizio di Tabloid la mostra: si parte dall’enorme discarica di Scarpino, chiusa nel 2014 per esaurimento dei volumi autorizzati, ma dove per anni, in un regime di scarsa raccolta differenziata, sono state conferite enormi quantità di rifiuti indifferenziati. Con la chiusura di Scarpino l’Amiu, l’azienda genovese di gestione dei rifiuti, è costretta a spedire tonnellate di immondizia fuori dalla Liguria, con costi di trasporto notevolmente accresciuti che incidono sulla bolletta dei rifiuti pagata dai cittadini. Prima di partire su mezzi di azienda private verso Toscana, Emilia, Piemonte e Lombardia il rifiuto indifferenziato genovese viene portato dai camion Amiu nel proprio vecchio impianto della Volpara, a Genova Staglieno, dove viene triturato. Sempre alla Volpara è stata inoltre allestita una rudimentale piattaforma di conferimento del rifiuto organico, ma la quantità qui portata di questo tipo di rifiuto, costituito da residui alimentari e sfalci di erba, è ancora molto limitata perché la raccolta dell’organico a Genova è iniziata in via sperimentale solo in pochi quartieri e da pochi anni.

Per quel che riguarda la raccolta differenziata, che pur esistendo già da oltre 30 anni con le famose campane del vetro, della carta e della plastica e metalli, è molto lontana dall’obiettivo del 65% fissato dall’Unione europea per il 2020, l’Amiu ha creato nel 2013 in via Sardorella, in Val Polcevera, un impianto dove carta e cartone, dopo essere stati separati fra loro e compattati in balle di oltre una tonnellata l’una, vengono caricati su camion e venduti al Comieco, il consorzio nazionale di filiera che aderisce al Conai, mentre i metalli e la plastica, raccolti insieme nelle campane cosiddette multimateriale, dopo essere stati separati con processi fisici (magneti e induzione di corrente) vengono anch’essi compattati in piccole balle e venduti ai rispettivi consorzi di filiera aderenti al Conai.